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Movimento 5 Stelle

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venerdì 18 aprile 2014

Manovra finanziaria italiana. Un aiuto ai lavoratori dipendenti?

In Italia ci si appresta all'approvazione della manovra finanziaria.
Mediaticamente, Uno dei più importanti provvedimenti è l'aumento di (massimo) 80€ per i dipendenti che percepiscono uno stipendio minore di 1500€ al mese, su cui il governo ha impostato molta comunicazione per la prossima campagna elettorale per le elezioni europee. 
Parole del Presidente del Consiglio che si è speso moltissimo per spiegarlo in tutte le televisioni nazionali.
Non voglio qui discutere la copertura di tale provvedimento, il quale avrà la portata di circa 10 miliardi, che sarà trovata nella diminuzione dei serivizi proprio a quelle persone che ne beneficieranno. Il classico pensiero neoliberista: si diminuiscono le tasse del 5% e si triplicano costi dei servizi in modo da annnullare il vantaggio fiscale. Ma rendendo precario il futuro personale, e disastroso qualsiasi imprevisto.
Voglio invece riflettere sugli obiettivi del provvedimento. Riflessione che dovrebbe servire anche al nostro impegno nel progettare un sistema di mobilità differente.
Il provvedimento si rivolge ad una specifica categoria di persone: dipendenti a basso reddito.
Pendolari. Proprietari di un'auto che serve a raggiungere il luogo di lavoro e per i piccoli spostamenti di piacere e divertimento nel week end.
Tra i commenti più evidenziati dai giornali italiani quello che più colpisce è: "con gli 80€ pago la benzina per andare a lavorare".
Molti di voi hanno già capito l'immediato pensiero che mi è sgorgato.
Ma se il vantaggio fiscale ha un costo così alto per tutta la società e, in ultima analisi, servirà per pagare gli spostamenti casa-lavoro, non era più semplice pensare a un provvedimento che raggiungesse lo stesso obiettivo senza costi?
Inoltre il provvedimento del Governo italiano avvantaggia solo una piccola parte di lavoratori. Chiaramente non avvantaggia i redditi alti, ma neppure gli incapienti (coloro che non hanno reddito oppure hanno redditi minimi), i disoccupati, gli studenti, le casalinghe, i lavoratori autonomi, i pensionati....spero di non aver dimenticato nessuna categoria.
Noi sappiamo perfettamente che il trasporto è sinonimo di libertà e di possibilità lavorative. Quindi la mobilità è una necessità. 
Se il Governo avesse ragionato in questi termini, e avesse i dati che abbiamo noi, avrebbe attuato una norma semplicissima, senza costi e che avrebbe avvantaggiato tutti i pendolari.
Rendere operativo il trasporto pubblico pubblico gratuito avrebbe centrato l'obiettivo senza bisogno di copertura, sappiamo che la bigliettazione è antieconomica per il trasporto pubblico urbano, e sarebbe stata socialmente giusta, avvantaggiando tutte le categorie.
Non sto qui a evidenziare i vantaggi economici esterni al potenziamento del trasporto pubblico.
Se il Governo avesse "investito" 10 miliardi nel trasporto pubblico rendendolo gratuito avrebbe centrato  tutti gli obiettivi prefissati.
Per lavorare siamo obbligati a possedere un'auto. Per divertirci siamo obbligati a possedere un'auto. Per curarci siamo obbligati a possedere un'auto. Per avere una famiglia siamo obbligati a possedere un'auto. Per comprare da mangiare abbiamo bisogno di possedere un'auto.
Se avessimo un sistema di trasporto pubblico efficiente pagato secondo le singole capacità contributive, così come recita la Costituzione italiana e quasi tutte le Costituzioni occidentali, avremmo la possibilità di non essere obbligati a possedere un'auto.
Già...ma se avessimo bisogno di un'auto per un imprvevisto? A questo ci pensa il car-sharing. Che è la costola privata ma flessibile del sistema automobilistico.
Esiste questo modello di trasporto? È attuabile?
Questo sistema di chiama Free Public Transport.
E noi sappiamo che si può fare. Ma ancora di più: sappiamo come farlo.
Per le prossime elezioni europee chiediamo ai nostri rappresentanti di spendersi per questo modello di sviluppo. Nel caso non lo comprendessero, organizzate un incontro, sarà un piacere per uno di noi spiegarlo in modo approfondito.

lunedì 14 aprile 2014

ITEA e i presunti risparmi

Ho appena inviato una lettera ai giornali relativa al caso del risparmio Tares ITEA annunciato stamane.
Ho già affrontato il caso nell'autunno scorso, pe chi volesse riguardare l'articolo: http://paolovergnano.blogspot.com/2013/10/trento-rise-deloitte-itea-e-gli.html

Gentilissimo Direttore,
Una breve lettera sul "caso ITEA".
Come candidato alle elezioni provinciali dell'anno scorso, mi sono occupato approfonditamente del sistema della società che si occupa dell'edilizia popolare in Trentino.
Unica in Italia ad essere SpA, viene gravata da una fiscalità propria delle società per azioni, tra cui il capitolo più evidente rimane la tassazione sugli immobili.
Prima l'ICI, poi l'IMU, ora la Tares ne hanno svuotato le casse per parecchie decine di milioni di Euro.
Nel 2014 se ne prevedono 9 milioni. 
La soluzione più semplice e immediata era la ritrasformazione (mi scusi il termine orrendo) in Ente della Provincia, con la conseguente riassunzione di parte del personale. Dico parte in quanto l'altra è già, o dovremmo dire ancora, dipendente provinciale.
Ma i nostri politici non vogliono proprio arrendersi all'idea che talvolta "pubblico" equivale a risparmio, e piuttosto che effettuare tale operazione hanno chiesto ai nostri parlamentari di firmare un emendamento che permetta a tale società un risparmio del 50% delle imposte Tares.
Ripeto, il 50%, non il 100%.
Non si tratta quindi, come scritto, di un risparmio di 4,5 milioni, ma bensì di una spesa di 4,5 milioni.
Inoltre mi chiedo, non da giurista ma da semplice cittadino, quale sia la discriminante di applicazione di tale provvedimento...i senatori Panizza e Tonini hanno deliberatamente scritto il nome delle società a cui tale vantaggio fiscale si applichi? 
Non é che la Corte Costituzionale determinerà la sua incostituzionalità tra 8 o 10 anni obbligando il Trentino a pagare allo Stato una cinquantina di milioni di tasse non versate?
Magari interessa a tutti i trentini sapere come risparmiare il 50% delle tasse...se i nostri rappresentanti ce lo spiegassero sarebbero veramente gentili.       

venerdì 11 aprile 2014

Servizi pubblici e privatizzazione

Sembrerà strano sentire un imprenditore, che crede fermamente nel libero mercato, scrivere queste poche parole.
Ma in questi ultimi tempi ho maturato una visione dell'imprenditoria privata come questa é, senza falsi pudori nè foglie di fico.
Lo scopo dell'imprenditore é l'utile aziendale e personale.
Come lo persegua é delegato alla sua coscienza o alle leggi a cui é sottoposto...ma più facilmente a queste ultime.
Come fa un imprenditore a fare utili?
Ha tre metodi in sostanza, 
- l'aumento del fatturato,
- l'aumento degli utili,
- la dimunizione delle spese.
Per le utilities (ovvero i famosissimi beni comuni) teoricamente l'aumento del fatturato non dovrebbe essere un metodo...anche se é notizia di ieri la condanna all'ergastolo di un primario milanese che falsificava cartelle cliniche proprio per aumentare il fatturato della propria clinica privata convenzionata.
Posso quindi affermare che l'aumento del fatturato nelle utilities provoca storture pericolose.
L'aumento gli utili si attua sostanzialmente riducendo il costo delle materie prime, che fino ad un certo punto é ottima cosa, ma superato questo diventa un abbassamento della qualitá fornita.
Finché questo avviene in un'azienda privata, nulla di grave. Saranno i clienti di questa azienda a premiare o punire questa politica di abbassamento della qualità senza abbassamento del prezzo. Ma nel caso di un bene comune questo significa solo abbassare la qualità del servizio senza un risparmio per la collettività. Direi quindi che anche questo caso non è di pubblica utilità.
La diminuzione delle spese é la parte che più mi sconforta.
Il primo risparmio che un'azienda privata attua, nel momenti in cui prende la gestione di una utility, é nel capitolo dell manutenzione. Ne sono esempio gli acquedotti, le reti energetiche, le stesse linee ferroviarie. Senza impegno di capitale pubblico le aziende concessionarie non riescono, o non vogliono, fare la manuntenzione adeguata.
Ma anche se un imprenditore privato avesse un cuore civile sconfinato, e pensasse al bene pubblico prima del proprio, dovrebbe comunque essere remunerato per il proprio lavoro.
Pensate che un 10% del fatturato sia un buon utile per una società?
Prendiamolo come dato di partenza.
Siamo sicuri, come cittadini, di voler pagare una maggiorazione del 10% per dei servizi che ci sono garantiti dalla Costituzione e dal nostro impianto sociale, solo per l'idea di una maggiore efficienza?
Certo, la più grande pubblicità che da oltre 20 anni si sbandiera per il passaggio gestionale dal pubblico al privato è l'efficienza.
Ma ora scopriamo che l'efficienza si riduce alla velocità di assunzione di persone richeste dalla politica locale e nazionale, senza concorso, senza merito, con stipendi incontrollati e incontrollabili. Scopriamo che l'efficienza privata paga consulenze fuori controllo del bilancio delle amministrazioni. Bilancio che per queste é sottoposto alla Corte dei Conti, la quale però nulla può nei confrondi di privati e pubblic companies.
La discussione é in atto.
Non é un discorso di destra o di sinistra, é un discorso di opportunità.


giovedì 27 marzo 2014

Il perchè del Trasporto Pubblico Gratuito all'interno della mobilità sostenibile

Ormai da due anni in Italia sta nascendo un movimento di opinione che ha come obiettivo la realizzazione del trasporto pubblico gratuito.
Detta così sembra un'assurdità.
La prima obiezione che viene da fare è: chi paga? Perchè io, che non prendo mai il mezzo pubblico, debbo pagare per una persona che lo prende?
Domande giuste, obiezioni corrette.
Analizziamo scientificamente il problema.


Da un punto di vista finanziario abbiamo studiato alcuni conti economici di società che si occupano di trasporto pubblico.
Nello specifico abbiamo studiato la società che si occupa del trasporto pubblico in Trentino, la quale ha la sua attività sia nell'ambito urbano sia extraurbano.
Il conto economico di Trentino Trasporti Esercizio ha un valore della produzione pari a 93,7 milioni di Euro.
Questo dato è sostanzialmente il fatturato totale dell'azienda di trasporto, che si compone di:

  • 77,3 milioni di €: contributi da enti pubblici (Contributi in Conto Economico);
  • 1,3 milioni di €: ricavi vari non meglio specificati;
  • 15,1 milioni di €: ricavi delle vendite e prestazioni.
Andando più nel profondo quest'ultima voce si compone di:
  • 2,6 milioni di €: servizi urbani turistici e noleggi;
  • 12,5 milioni di €: incassi dalle linee.
Possiamo quindi dire che i biglietti contribuiscono nel sistema gestito da TTE, che comprende i trasporti urbani, extraurbani del Trentino e la ferrovia Trento-Malè, per circa il 13,3% del totale del costo di esercizio.
Un calcolo fatto, che è sicuramente per difetto, indica che i costi per la produzione, distribuzione e controllo dei biglietti possa aggirarsi intorno ai 6 milioni di €.
I ricavi dalle linee risultano quindi intorno ai 6,5 milioni di €. 
Un misero 6,9% del totale del costo operativo del trasporto pubblico deriva dall'emissione dei biglietti.
Possiamo quindi affermare che il trasporto pubblico in Trentino gravi sulle tasse dei cittadini per il 93,1 %.
Tale dato non deve stupire, è circa lo stesso dato che riscontriamo in tutte le società di trasporto pubblico locale. Siamo riusciti ad effettuarlo in Trentino in quanto la società pubblico sul proprio sito i dati da cui si evincono i calcoli effettuati.
Andando a vedere il costo sociale dei soli incidenti in provincia di Trento, approssimativamente raggiungiamo la ragguardevole cifra di 150 milioni annui. Solo per gli incidenti automobilistici.
Gli studi dimostrano che una diminuzione del traffico implica una diminuzione esponenziale degli incidenti, e quindi dei costi sanitari legati.
Le città che hanno implementato il trasporto pubblico gratuito hanno ottenuto un aumento fino a 3 volte dei passeggeri trasportati con una diminuzione del 30% del traffico urbano in pochi anni di esercizio.
Città come Hasselt e comunità come Aubagne hanno cambiato la propria immagine e l'urbanistica grazie all'utilizzo di tale procedura.
Minor traffico, minore inquinamento, possibilità di trasformare le strade in giardini e piste ciclabili. Maggior sicurezza per pedoni e ciclisti, aumentata consapevolezza di un uso sociale del trasporto.
Tutto questo ha trasformato le relazioni. Ha aumentato la sicurezza sugli autobus, in quanto più affollati, e ha permesso alle città di investire maggiormente sul trasporto pubblico rispetto ad asfaltare terreni e a creare parcheggi.
L'economia delle città ne è risultata rivitalizzata, in quanto le persone acquistano più volentieri in un contesto tranquillo e senza traffico, e il valore degli immobili è cresciuto.
Certo occorre sperimentare, ma vista l'esiguità dell'investimento, occorrerebbe più coraggio nelle amministrazioni affinchè il trasporto pubblico diventi il vero asse portante di una mobilità sostenibile del territorio.
Il trasporto pubblico deve diventare il trasporto primario dei cittadini, in quanto è il vero sistema per diminuire il consumo del territorio, dei combustibili fossili ed è l'unico metodo per abbattere immediatamente l'inquinamento da traffico permettendo la libertà di movimento ai cittadini.
Se anche un'impresa automobilistica come la Ford sta guardando al mercato del trasporto pubblico come ad un settore su cui investire e in crescita vuol dire che anche per le imprese automobilistiche inizia ad essere una realtà da seguire con attenzione.

martedì 18 marzo 2014

Obiezione di coscienza o aberrazione di coscienza?

Premetto, non sono un abortista. Nel senso che non considero l'aborto un metodo contraccettivo, ma solo, come ho già scritto, il gesto estremo di un sistema contraccettivo che non ha funzionato. 
Escludendo quindi l'aborto terapeutico, questa pratica medica dovrebbe essere praticamente nulla nella realtà. Dovrebbe funzionare il sistema di informazione contraccettiva collettivo, o pubblico a dir si voglia.
Dovrebbe appunto. Ma affinchè questo sistema funzioni deve arrivare alle orecchie delle donne che, in età fertile, hanno o possono avere rapporti sessuali.
Una ragazza in età adolescenziale, quindi in età fertile, dove recupera le informazioni per un corretto svolgimento della propria attività sessuale in sicurezza?
Dovrebbe essere in primo luogo la famiglia, quindi la scuola e il sistema sanitario a dover essere deputati a tale scopo.
Da operatore sanitario so che la vera prevenzione non si fa in famiglia. Si fa tramite le strutture pubbliche dedicate. I vaccini, le campagne antipeduculosi, la prevenzione degli stati influenzali e via discorrendo, hanno come luogo deputato di informazione la scuola e gli ambulatori pubblici.
La sessualità è un momento imprescindibile della vita di ogni persona, e può comportare rischi sanitari, personali e collettivi, che vanno al di là della gravidanza, ma che possono precederla e addirittura seguire la vita della donna segnandone l'esistenza.
Parlo di candidosi, di cistiti croniche, di tumore del collo dell'utero. Spesso causate da attività sessuali errate proprio nei primi anni di vita. Senza dimenticare infezioni virali ancora più gravi come l'HIV.
Una soluzione è certamente l'astinenza fino al matrimonio. Ma questa deve essere per tutti e due i soggetti, non solo per la donna. Anche perchè mi pongo una domanda, se tutte le donne applicano l'astinenza o la fedeltà assoluta, come potrebbe un uomo avere un rapporto sessuale senza sposarsi? Quindi tutti vergini fino al matrimonio e fedeli durante...e divieto di divorzio, naturalmente.
Ma visto che non siamo fatti così, si deve mantenere un approccio laico alla questione dell'educazione sessuale e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
E parlare di educazione sessuale, comporta obbligatoriamente l'informazione riguardo ai metodi contraccettivi.
Qui si inserisce il tema dell'obiezione di coscienza. 
Qualche giorno fa ho avuto un bellissimo scambio di opinioni con alcune amiche sul tema. Fermo restando che tutte davano per scontato che, nel caso dovesse succedere loro, esigerebbero la totale autonomia decisionale, molte comprendevano il travaglio del medico chirurgo ginecologo nei confronti dell'atto medico abortivo.
Ma quando questi stessi medici negano un metodo contraccettivo, come la pillola del giorno dopo, o anche un metodo farmacologico abortivo come la RU-486, rimango talmente frastornato che inizio a pensare di essere nel giusto quando penso che l'obiezione nasconda altro rispetto al dramma psicologico dell'atto medico.
Un contraccettivo non è aborto, questo credo sia chiaro a tutti.
Quindi non dovrebbe rientrare nella possibile azione dell'obiezione di coscienza. Anzi, non ci rientra proprio. 
Anche la pillola abortiva non dovrebbe creare il problema di coscienza che, come qualcuno ha detto, provocherebbe conseguenze psicologiche per mesi....
Chiunque conosca il decorso farmacologico della RU-486 sa che provoca una mestruazione abbondante. Nessun atto medico, nessuna possibile conseguenza psicologica per il ginecologo, il quale non vede neppure l'emorragia, a meno che non sia casualmente presente mentre la donna la subisce.
Eppure l'utilizzo della RU-486 è considerato aborto e quindi "sanzionabile" con l'obiezione di coscienza.
Ma ancora peggio è quando l'obiezione viene attuata nell'atto prescrittivo di un contraccettivo.
Avete capito bene, la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo, in quanto impedisce l'impianto dell'embrione, non ne provoca la sua espulsione. Nel caso in cui venga assunta dopo l'impianto non ha effetti su questo, provoca solo vomito nella donna.
La domanda quindi è: perchè vietarne l'uso adducendo motivi di obiezione di coscienza?
Inoltre esiste anche l'obiezione di coscienza dei colleghi farmacisti. Alcuni di loro si rifiutano di dispensare il farmaco prescritto se questo ha attinenza la contraccezione (ricordo che in Italia è vietata la vendita della pillola abortiva).
Alle donne che dovessero subire l'umiliazione di vedersi negata la prescrizione o, peggio, la dispensazione di un qualsiasi metodo contraccettivo, ricordo che tali atti sono obbligatori da parte dl medico e del farmacista, i quali hanno precisi compiti nell'ambito sanitario.
Mentre il medico potrebbe obiettare di fantomatici effetti collaterali, il farmacista non ha nessun appiglio legale per negare una dispensazione di un farmaco prescritto.
Ma la domanda rimane. Per quale motivo un medico dovrebbe obiettare nel prescrivere un contraccettivo se non per motivi religiosi o di oppurtunismo lavorativo?
Da un medico noi ci aspettiamo che operi per il nostro bene, esclusivo nostro bene, per nessun altro motivo.
Naturalmente il medico che rifiuta una tale prescrizione o un farmacista che nega la dispensazione sono sanzionabili penalmente e deferibili all'Ordine Professionale, e chi subisce tale obiezione può chiedere i danni in sede civile.
Parliamo di quote rosa, di parità di genere. Ma finchè nel nostro paese si deve discutere di come una donna debba ottenere informazioni o cure della sfera sessuale, non avremo mai la reale parità.
E questo lo deve pretendere prima di tutti la metà femminile della popolazione italiana.

Un bell'articolo sull'argomento, con anche i moduli per inoltrare le denunce:

domenica 16 marzo 2014

Obiezione di coscienza, oltre il 50% dei ginecologi la applicano

Da vari organi di informazione inizia la discussione sull'opportunità di avere una legislazione sull'obiezione che sorpassi i diritti sanciti non solo dalle leggi, ma anche dalla Costituzione e dalle stesse prerogative mediche.
Ovvero, l'idea che in nome di una non ben chiara "presa di coscienza" personale un medico si possa rifiutare una prestazione, appunto, medica.
L'aborto in Italia non solo è legale, ma è di libera scelta della donna.
Non sto parlando di idea personale, ma di quello che ha indicato un referendum molto controverso che i nostri genitori e i nostri nonni hanno, bontà loro, votato e ci hanno tramandato: la libertà della donna di scegliere.
Si, questa è l'indicazione della 194, la libertà di scelta della donna di continuare o meno una gravidanza, senza nessuna interferenza da parte di alcun soggetto. Né il compagno né la struttura sociale possono decidere al posto della futura madre. Personalmente mi sembra un carico di responsabilità sufficiente: Lei, e solo lei, si assume tutta la responsabilità e ne porterà le conseguenze psicologiche seguenti per tutta la vita.
Non è una scelta semplice abortire, e chiunque abbia avuto la sfortuna di dover effettuare questa decisione lo sa. Così come lo sa chiunque abbia assistito una donna effettuare tale scelta.
Parlo da uomo, geneticamente non adeguato a comprendere appieno la portata di un aborto. Siamo fatti in modo diverso, noi non potremo mai portare in grembo un essere vivente. Noi ci innamoriamo di nostro figlio quando lo vediamo la prima volta; l'ecografia da questo punto di vista è un passaggio fondamentale, è il primo contatto con la futura vita e il primo momento in cui un uomo si rende conto di quello che succederà a breve. Ma prima....nulla.
La futura madre invece si sente madre dall'istante del concepimento. Per esperienza personale, le donne sanno che sono incinta prima di vedere il test di gravidanza positivo.
Ma chi può pensare che un essere che percepisce una vita dentro di sè possa disfarsene a cuor leggero? Chi può credere che una donna che comprende la crescita del proprio futuro figlio, quando questo non è altro che qualche centinaio di cellule impiantate malamente su una parete uterina, possa con leggerezza espellerlo?
Chi crede una cosa simile semplicemente non può neppure avvicinarsi a legiferare in tal senso. Chi non comprende il dramma personale di una donna che abortisce non deve neppure avere la possibilità di parlare dell'argomento.
Credo personalmente che l'aborto non sia un metodo contraccettivo, ma un'estrema ratio di disperazione o di abbandono o di necessità.
La legge non può permettersi di giudicare o di fermare questa estrema ratio, deve evitare che la donna ci arrivi.
Le azioni, le proposte, le soluzioni? Sono più semplici di quello che si possa immaginare.
1) I consultori devono essere funzionali, liberi, accessibili, aperti sempre (e con sempre intendo sempre, anche di notte) soprattutto quando le giovani donne sono libere. È inutile avere un consultorio aperto dalle 9 alle 12 quando le adolescenti sono a scuola.
2) La contraccezione deve essere pubblicizzata e accettata ovunque. I contraccettivi devono essere SOP (senza obbligo di prescrizione) e i medici devono collaborare coi farmacisti per fornire le adeguate informazioni.
3) L'obiezione di coscienza deve essere in qualche modo sanzionata. Anche pecuniariamente. Non vuoi effettuare un servizio? Ne paghi le conseguenze. 
Questo punto è fondamentale, per il ginecologo è un dramma personale e aberrante effettuare un aborto, sono sicuro che la maggior parte dei medici è obiettore per motivi sostanziali (appunto lo schifo di dover essere l'ultima catena di un processo che non ha funzionato, l'idea che stanno facendo violenza a una donna e che questa ne porterà le conseguenze per tutta la vita anche a causa loro) piuttosto che religiose.
Non parlo neppure dell'aborto terapeutico, chi si nega a un tale atto deve giustificarsi con la propria coscienza.


mercoledì 26 febbraio 2014

Sprechi? No, stavolta si tratta di destrezza...con destrezza!


Basta essere eletti in un consiglio regionale per avere potere e un cospicuo stipendio.
Ma la magia dell'autodeterminazione degli stipendi ha toccato in TrentinoAltoAdige-Suedtirol una punta di apoteosi.
90 milioni di € sono stati elargiti a 130 consilieri regionali, alcuni dei quali hanno "lavorato" solo una legislatura, ovvero 5 anni.
Alcuni di questi percepiranno assegni di oltre 1,5 milioni di €.
Ma il fatto più buffo, non riesco per decenza a definirlo in modo diverso, è che hanno mascherato il provvedimento in un decreto che ha per obiettivo la diminuzione dei vitalizi (le pensioni dei politici italiani), difatto aumentando a dismisura l'assegno da essi percepito.
Non è dato sapere quanti dipendenti possano autodeterminarsi lo stipendio, ma questo è sicuramente un attentato al rapporto di fiducia tra cittadini e i loro rappresentanti.
Rappresentanti i quali hanno tacciato di insostenibile la proposta fatta in campagna elettorale di rendere gratuito il trasporto pubblico in Trentino.
La spesa preventivata? 6 milioni di € l'anno.
I nostri consiglieri erano evidentemente distratti mentre commentavano la proposta, oppure erano impegnati a deliberare il loro assegno di liquidazione con un finanziamento che avrebbe potuto sostenere il trasporto pubblico gratuito per quasi 10 anni.
Quando pensiamo che i soldi ci siano per i servizi di base veniamo sempre derisi, salvo poi scoprire che il minuto prima qualcuno ha sottratto quel denaro per scopi personali.
Un ringraziamento ai consiglieri che hanno permesso di scoprire i pagamenti.